Ricamo contemporaneo: trasformare, riparare e raccontare con ago e filo
Il ricamo non è più quello che immagini
Dimentica l’idea delle signore sedute accanto al fuoco a ricamare per passatempo.
Il ricamo oggi è altro.
È linguaggio.
È scelta.
È trasformazione.
Il ricamo sta vivendo una nuova rinascita: tra sostenibilità, espressione personale e attivismo, ago e filo tornano a essere un linguaggio contemporaneo.
Da un capo basico a un pezzo unico: libellule su felpa
Moda, consumo e bisogno di cambiamento
Viviamo in un sistema di produzione eccessiva:
la maggior parte dei capi è sintetica
moltissimi non vengono nemmeno venduti
il consumo è continuo
Il problema non è solo cosa indossiamo.
È come lo consumiamo.
Sempre più persone stanno scegliendo:
upcycling
riparazione
personalizzazione
Ricamare un capo significa uscire dalla logica dell’usa e getta.
Significa costruire una relazione con ciò che indossi.
Personalizzare è empowerment
Decorare un capo è un modo per dimostrare che hai una connessione con i tuoi vestiti.
Aggiungere un simbolo, coprire un buco con un ricamo, trasformare una macchia in dettaglio creativo…
è un gesto semplice, ma potente.
Prendi qualcosa di prodotto in serie e rendilo tuo.
Una maglia con un grande buco sulla manica viene trasformata grazie a un dettaglio creativo ricamato, un gesto prezioso di cura e sostenibilità
Il ricamo come gesto politico (silenzioso)
Il filo può essere sovversivo.
Può:
sfidare l’idea di perfezione
valorizzare la riparazione
rimettere al centro il tempo lento
In un mondo accelerato, ricamare è una forma di resistenza gentile.
E oggi questo gesto esce sempre più dalla dimensione individuale.
Diventa collettivo.
Diventa testimonianza.
Come nel progetto tessile collettivo nazionale ideato da Cristina Pedrocchi ed Elena Gradara, in cui centinaia di persone volontarie provenienti da tutta Italia (artigiani, associazioni, collettivi e cittadini) hanno ricamato su piccoli pannelli di stoffa bianca i nomi di oltre 20000 bambini palestinesi vittime del genocidio a Gaza. I pannelli sono stati poi raccolti e cuciti insieme dalle ideatrici, dando forma ad un unico nastro lungo 5 chilometri e 700 metri.
Un ago, un filo, un nome.
Ripetuto migliaia di volte.
Un gesto lento che diventa memoria.
Un linguaggio silenzioso che prende posizione.
Perché il ricamo non è solo decorazione.
È anche un modo per stare nel mondo.
In un mondo accelerato, ricamare è una forma di resistenza gentile.
Opera tessile collettiva "5,7 Km di grida nel silenzio" . Monumento tessile di lutto universale con oltre 20000 nomi ricamati di bambini palestinesi uccisi
Perché oggi il ricamo parla a una nuova generazione
La Generazione Z ha riscoperto il valore del fare a mano.
Il “visible mending” non è più qualcosa da nascondere, ma da mostrare.
Non è nostalgia.
È consapevolezza.
Il ricamo diventa:
identità
sostenibilità
espressione personale
E quindi?
Oggi il ricamo non è una tecnica antica ripescata per moda.
È uno strumento attuale.
Per trasformare un capo.
Per raccontare qualcosa.
Per rimettere insieme i fili – dentro e fuori.
Anche per questo sento che creare spazi condivisi è fondamentale.
Da questa visione è nato il mio Club del Ricamo a Faenza: uno spazio dove il gesto diventa esperienza condivisa.
Non solo per imparare una tecnica, ma per usare il ricamo come linguaggio per esprimersi, connettersi con la realtà, disconnettersi dalla tecnologia e, quando serve, prendere una posizione.
Se senti che questo linguaggio ti appartiene, puoi iniziare anche tu.
Nel Club del Ricamo troverai uno spazio per sperimentare, condividere e trasformare ciò che hai… in qualcosa che parla di te.
Inizia a trasformare i tuoi capi e resta sempre ispirat*: iscriviti alla nostra newsletter, segui il profilo di Sparkling Lab e scopri il Club del Ricamo!
Partecipanti al Club del Ricamo lavorano su capi personali con ago e filo, perline, paillettes e strass, riparando e decorando vestiti.
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